
COSA FARE
GIRO DEL
MONTE BIANCO
UN WEEKEND E
MEZZO GIRO.
L’idea è di Lorenzo, che dopo aver passato l’estate a portare a destra e a manca turisti e bagagli del del Giro del Monte Bianco, ha giustamente pensato potesse essere una bella avventura da fare assieme.
– Quando andiamo?
–Ottobre non lavora nessuno di noi, giusto?
E Ottobre sia. Manco a dirlo siamo riusciti a combinare per il primo weekend di pioggia, dopo settimane di bel tempo. Ma a noi, chi ci ferma (forse)!
Mezzo tour du Mont Blanc.
Venerdì 13 Ottobre (parte già bene).
TAPPA 1
da Les Houches a Les Contamines
Variante : Col de Voza – Col de Tricot – Chalets de Miage – Truc – Les Contamines-Montjoie.
24 Km e 1.500D+
L’appuntamento è alle 8 e mezza al piazzale di Pila, così da avere tutto il tempo di salire a Courmayeur e di prendere il pullman per Chamonix.
Ovviamente sono in ritardo, così come anche Folco, nessuna novità, insomma.
Con una discreta mezz’ora di ritardo ci fermiamo al volo a La Salle per caricare Maya e poi filiamo dritti all’autostazione, constatando ahimè già dai primi 5 minuti a piedi che gli zaini sono belli pesanti. D’altronde è normale così, stiamo partendo fuori stagione, i rifugi sono tutti chiusi e ci tocca fare tutto in autonomia. Per questo ci siamo portati dietro tenda, sacco a pelo, fornelletto, cibo e ovviamente una caterva di vestiti vari.
Che figata!
Non ci mettiamo molto a passare la frontiera e aspettando la coincidenza con il secondo bus che ci porterà fino a Les Houches, abbiamo perfino il tempo di passare in boulangerie per prendere qualche pain au chocolat.
Iniziamo il nostro “mezzo giro del Monte Bianco” in una bella mattinata di sole autunnale, di quelle in cui sta bene in t-shirt e pantaloncini. Dalla fermata del pullman iniziamo quasi subito a risalire un sentiero che costeggia le piste da sci. Fa caldo e siamo ben contenti quanto arriviamo a Prarion dove parte il trenino che sale verso i rifugi del Monte Bianco. Durante la breve pausina facciamo conoscenza con un gruppo di ragazzi giapponesi, anche loro intenti a fare il trekking, che ci chiedono un selfie tutti contenti, ma li lasciamo quasi subito indietro quando riprendiamo a camminare.
Ci aspetta una traversata di un bel vallone immersi nel bosco e poi una bella salita fino al colle de Tricot. Approfittando dell’ombra ci fermiamo per pranzare appena prima di un ponte tibetano che attraversa un ruscello. Siamo tutti allegri e ce la scherziamo di gusto. Poi riprendiamo a camminare, Folco e Lorenzo in testa, noi a seguire.
La salita al colle ci offre un vero spettacolo, c’è davvero poca gente in giro e l’autunno si fa ormai vedere, con le piantine di mirtilli colorate di rosso, l’erba bruciata e le foglie di ogni sfumatura di arancione possibile mentre in alto il Monte Bianco si staglia in tutta la sua grandezza. Osservando bene ecco i luccichii del il Goûter e del Tête Rousse.
Dal colle ci aspetta una discesa spacca ginocchia verso i Chalets de Miage, un villaggetto che ospita qualche alpeggio e un rifugio, che ormai è chiuso. Lo attraversiamo fermandoci solo a riempire le borracce per poi proseguire, la strada da fare è ancora tanta e le ore scorrono in fretta.
Do uno sguardo al colle da dove arriviamo: fiuuuù di grazia l’abbiamo fatto in discesa e non viceversa!
Attacchiamo l’ultima salita della giornata, è più breve delle altre ma dato che la stanchezza inizia a farsi sentire rallento il passo. Arrivata in cima gli altri mi stanno aspettando e ripartiamo tutti insieme. Sull’altipiano in cui ci troviamo c’è un area per campeggiare, ma noi decidiamo di continuare. Percorriamo i pascoli scaldati dalla luce calda del tramonto e iniziamo a scendere mentre ce la chiacchieriamo tra di noi. Arriviamo a Les Contamines che ormai il sole è via da un pezzo.
L’idea sarebbe quella di raggiungere i pressi del rifugio Nant Borrant per passare la notte, ma la strada che costeggiamo si fa inspiegabilmente infinita, così decidiamo di fermarci nei pressi di una chiesetta. Dubito che si possa campeggiare, ma è già notte e siamo a metà ottobre, quindi…. Montiamo le tende e tiriamo fuori i fornellini per prepararci qualcosa di caldo e poi filiamo dritti nel sacco a pelo!




Sabato 14 Ottobre.
TAPPA 2
da Les Contamines a Les Mottets
Variante : Col de la Croix du Bonhomme – Col de Fours – Ville des Glaciers (sì, ci piacciono le varianti).
18,5 km e 1550m D+
La sveglia di oggi è un fastidioso ticchettio continuo sulla tenda. Merda, piove!
Per carità, ce lo aspettavamo, ma non possiamo di certo dirci contenti. Colazione a letto e poi approfittiamo di una pausa dalla pioggia per rifare lo zaino. Ci tocca fare tutto con molta attenzione, per cercare di salvare il salvabile e bagnare meno cose possibili. Che giornata uggiosa oggi, vabbeh.
Il tempo di sgranchirci le gambe e partiamo. Giro del Monte Bianco giorno 2: oggi ci aspettano altri 18 km e 1500 m di D+ e no, gli zaini non si sono alleggeriti nella notte, peccato.
La prima parte del sentiero è in realtà una pista battuta che sale nel bosco e si addentra nella valle del Bon-Nant verso i rifugi e gli alpeggi. Lo percorriamo e piano piano guadagniamo di quota in questa giornata tipicamente autunnale, con la nebbia bassa e una pioggerellina costante.
Per un attimo il cielo sembra aprirsi mentre attraversiamo un pianoro dove una mandria di mucche pascola incurante. Ma è soltanto una falsa speranza, da lì a poco riinizia a piovere, sempre più forte. Dopo una pausetta snack riprendiamo la lunga salita verso il Col du Bonhomme sotto una pioggia che adesso sì, è bella forte.
Salendo ho sempre più male ad una gamba e dentro di me inizio a panicare mentre rimango indietro rispetto agli altri. Non riesco a camminare bene, mi innervosisco e non ho più fiato.
Ma cosa posso fare?
Tornare indietro ormai non è un’opzione, quindi continuo a mettere un piede davanti l’altro. Così bagnata fradicia arranco fino al colle dove inaspettatamente c’è un gabbiotto. I miei amici mi stanno aspettando con del tè caldo. Ovviamente cerco di asciugarmi le lacrime per non far vedere loro il mio bel piantone appena finito. Vabbeh, che tanto sono così bagnata che pioggia e lacrime sono la stessa cosa.
Chiusi nel bivacco ragioniamo sul da farsi. La pioggia non sembra cessare e noi ci stiamo chiedendo se è meglio proseguire come da piano fino al rifugio des Mottets per montare le tende o fare una piccola deviazione al rifugio Chapieux dove possiamo rifugiarsi nel locale invernale. Infreddolita e con il morale un po’ a terra ascolto in silenzio cercando di valutare cos’è meglio.
Poi prendiamo coraggio e usciamo, lasciandoci alle spalle il col du Bonhomme alla volta del col des Fours.
Guardo un ultima volta quel colle che tanto ho odiato ma che, a pensarci, mi ha dato una grande lezione di vita: a volte l’unica cosa da fare per uscire da un brutto momento è continuare a muoversi, un passo dopo l’altro. Non importa la velocità purché non si rimanga fermi.
Eccoci di nuovo nella nebbia fitta. Ha smesso di piovere e noi seguiamo a tentoni il sentiero. Sembra di essere in un non luogo. Attorno a noi, solo il bianco. Chissà come sarà bello il panorama da qui… Arrivati al col des Fours, la corrente d’aria ha fatto un po’ alzare la nebbia, ma tira un vento tanto freddo che iniziamo subito a scendere, senza perdere tempo. Perdiamo quota abbastanza velocemente e ci addentriamo nella Vallée des glaciers.
Siamo “ufficialmente” in Savoie.
Non c’è nessun altro al di fuori di noi e adesso che il tempo si è alzato un minimo, riusciamo a guardarci un po’ intorno. Questa valle è incantevole, anche nella sua veste selvatica autunnale.
In fondo alla valle, c’è un alpeggio ancora aperto. Gli allevatori stanno mungendo le vacche, qui di razza Tarantaise. Le sorpassiamo e raggiungiamo il rifugio appena più in là. Ovviamente lo troviamo chiuso per cui montiamo le tende in uno spiazzo e poi ci nascondiamo al riparo di una tettoia per cenare. Sembra che non piova più. Speriamo.
Lorenzo ed io ci dividiamo una pasta e fagioli in bustina mentre cuociamo un risotto, lo stesso fanno Folco e Maya. Un po’ di pane, formaggio e alici in scatola. Un po’ di risate. Caspita, che giornata!
Un ultimo tè bollente bevuto direttamente nel sacco a pelo ed è tempo di nanne!




Domenica 15 Ottobre.
TAPPA 3
da Les Mottets a Courmayeur
23 km e 1150 m D+
Ci svegliamo in una fredda mattina senza pioggia, anche se a giudicare dal velo ghiacciato che ricopre ogni cosa, deve aver di nuovo piovuto tutta la notte. Dopo lo shock quotidiano di uscire dal sacco a pelo (il momento peggiore di tutti i i momenti peggiori) prepariamo subito qualcosa di caldo da bere e leviamo le tende, letteralmente.
Ci passa davanti un allevatore, intento a portare due secchi verso un gregge di pecore poco più in alto. Salutiamo e lui di risposta ci manda un grugno, non dev’essere troppo felice della nostra presenza. Così ci affrettiamo a sistemare le nostre cose per partire. Ook.
Oggi è l’ultima tappa… Saliremo al Col de la Seigne per poi scendere in Val Veny fino a Courmayeur.
Nemmeno 5 minuti di marcia che già ci imbattiamo nel “problema del giorno”. Il sentiero infatti è sbarrato dal recinto del gregge, il che di per sé è solo una scocciatura; il vero problema sono i due cagnoni maremmani che ci vengono incontro non appena ci vedono. Proprio come il padrone non sono per niente felici di vederci. Così ci ritroviamo a circumnavigare il recinto scendendo un canalone e ravanando tra i salici, sotto lo sguardo attento dei cani che non ci mollano un attimo.
Fortunatamente il resto della salita non ci riserva troppe sorprese, anzi esce pure un bel sole che fa compagnia, dopo tutto il brutto tempo di ieri.
Il colle de la Seigne ci appare completamente ghiacciato, una combo super scenografica e fotogenica data dal vento forte, dalla pioggia e dalle temperature ma che non ci permette di rimanere a lungo. Letteralmente si congela!
Due foto veloci e cerchiamo riparo un po’ più in basso, per mangiare qualcosina. Senza perdere troppo tempo però, che questo vento ci distrugge. Iniziamo così a scendere la Val Veny, passando di fianco alle Pyramides, al rifugio Elisabetta e poi al Lac Combal.
Siamo tutti allegri e dentro di noi ci sentiamo quasi a destinazione, almeno finché non ci rendiamo conto che questa benedetta Val Veny è bella lunga da scendere.
Seguiamo il tracciato del Giro del Monte Bianco originale, che prevede di risalire verso Arp Vieille e si scendere a Courma passando per il rifugio Maison Vieille e per le piste da sci, torniamo a salire un po’ di quota al posto di filare dritti giù per la valle fino in paese (o peggio, di giocarci il jolly “chiama un passaggio”).
Insomma, facciamo le cose come si deve!
Decisione che si rivela essere più che giusta, perché questo tratto di sentiero è super panoramico, la giornata è bella e i colori dell’autunno tornano a fare da cornice al Monte Bianco appena spolverato di neve.
Discorso un po’ diverso per la discesa al paese… Le ginocchia sono ormai stanche e la sopportazione è ormai poca. Finiamo la nostra gitarella scendendo un sentiero super ripido. Folco e Lorenzo non sembrano accusare e in qualche minuto scompaiono tra gli alberi mentre assieme a Maya iniziamo un (più o meno) silenzioso countdown sperando di vedere al più presto le case di Dolonne.
Arriviamo in paese dove ad attenderci arriva Vale, che purtroppo non è riuscita a venire con noi. Stanchi e felici finiamo la nostra bella avventura in gelateria… Davanti alle crèpes super meritate, siamo tutti d’accordo: che avventura questo (mezzo) Giro del Monte Bianco!




Nell’ipotesi in cui vi sia venuta voglia di replicare questa avventura, in questo articolo ho raccolto qualche info tecnica, mentre qui potete programmare il vostro giro.
