Nèi [n.f.] neve, patois di Brusson.
Nèi [n.f.] neve, patois di Brusson.
O anche “nevica”, ma no, guardando il termometro di questi giorni non è proprio questo il caso.
Neve. Che poi, a ben guardare in patois la si chiama in mille modi diversi.
La leggenda infatti narra che un tempo la neve fosse una presenza abbastanza comune nelle valli alpine, tanto che i montanari le davano nomi diversi in base alle diverse tipologie di nevicate.
Ed è un qualcosa di davvero affascinante, come una lingua di origine agricola, popolare abbia sempre così tanti modi per descrivere i dettagli della natura e della quotidianità. Chi fa più caso, al giorno d’oggi, a tutte queste piccole differenze?
E allora ecco che mehchia, quando piove e nevica assieme mentre caruja/caraza quando, a inizio inverno ci sono le prime spolverate.
Fujuna (da fujun, i resti di fieno che rimangono nel fienile vuoto) quando scende quella neve tipica dei giorni freddi e entescia quando invece si accumula in poco tempo. E ancora la nèi bietta, bagnata e la nèi gialà, gelata. La nèi pésanta, che è quella pesante e per finire la più bella di tutte: la nèi che ehcrochiona, la neve fresca che scricchiola quando la calpesti.
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Questo invece è il sito ufficiale del patois, il dialetto della Valle d’Aosta.
