Tchadel [n.m.] confusione, casino in patois.
Tchadel [n.m.] confusione, casino in patois.
Casino, caos, confusione un po’ come quando la mamma entra nella camera dei bambini e trova i giochi sparsi ovunque.
Ma in realtà ammetto che la parola di oggi è solo un pretesto per parlarvi di altro.
Perché ad essere un tchadel ormai è anche la natura, le stagioni.
Una volta il mondo seguiva un equilibrio e i giorni si susseguivano senza troppe sorprese. La gente di montagna, anno dopo anno, notava il ripetersi delle cose, ci prestava attenzione per poi imparare a conviverci.
Un pomeriggio, davanti ad una tazza di tè, nonno mi ha descritto le fasi dell’inverno di una volta, una sequenza a cui io non ho mai fatto caso ammesso che in qualche modo esista ancora.
“… arrivava la ventera il vento del sud e subito dopo la Grezzéra il vento freddo e poi la Pettéra, la nevicata forte…”
E adesso invece cosa arriva? Magari una giornata primaverile a gennaio e il freddo polare a marzo, quando le piante iniziano a fiorire. E la neve? Non pervenuta.
Che equilibrio c’è? Nah, non ce equilibrio, c’è -appunto- tchadel.
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Questo invece è il sito ufficiale del patois, il dialetto della Valle d’Aosta.
