
COSA FARE
À LA MONTAGNE –
FEDERICO SORDINI, ELBEC.
A’ LA MONTAGNE
episodio 3.
“A’ la montagne” è una piccola rubrica che racconta storie di gente di montagna sparsa per le Alpi. Nascosti in qualche baita, dispersi tra i sentieri in mezzo ai boschi o in giro nella neve fresca… C’è ancora chi ha scelto di mettere la montagna al centro della propria vita.
Federico Sordini ha girato per mezzo mondo prima di approdare in Val Pettorina e dare vita a Elbec, il suo brand sostenibile di calze e berretti.
Federico Sordini, Elbec

Sono venuta a conoscenza di Elbec per puro caso, mi è stato infatti consigliato da uno dei miei lettori come esempio virtuoso di realtà di montagna. E chi sono io per non andare a curiosare e contattare Federico per saperne di più?
Ciao Federico, grazie mille di esserti reso disponibile per la chiacchierata! Ti va di raccontarmi chi sei e da dove vieni?
Ciao Martina, grazie a te! Sono Federico, da sempre un amante delle montagne. Ho lavorato per molti anni in Africa per varie ONG e una volta rientrato in Italia ho preso la decisione di trasferirmi da Perugia, dove vivevo, in Val Pettorina, dove ho comprato casa insieme alla mia famiglia.
Sei nato in montagna o l’hai scelta?
La nostra è stata una scelta. Un primo avvicinamento per passione (in primis l’arrampicata) seguito dalla decisione di rimanere.
Quello che mi sento di dire però è che, forse, ora come ora il contesto dell’Appennino e del centro Italia mi è più affine. Un territorio più a misura d’uomo dove progetti come il nostro potrebbero prendere piede, lontano dal mondo del turismo di massa.
Ecco, parliamo di Elbec! Com’è nato? Con che scopo?
La Val Pettorina è un territorio agricolo, la nostra prima idea, anche in ottica di una vita più rispettosa per l’ambiente, è stata quella di avviare una piccola azienda agricola di montagna, tra coltivazione e allevamento. Come penso saprai però, l’agricoltura in montagna presenta tante difficoltà, anche semplicemente per acquistare i terreni, che sono spesso piccoli e frazionati.
Così abbiamo deciso di dedicarci alla produzione di abbigliamento sostenibile in lana naturale, non siamo noi ad allevare direttamente le pecore ma ci affidiamo a produttori abruzzesi che ci forniscono lana di gran qualità.
Lo scopo? Produrre abbigliamento di qualità e duraturi ma anche rilanciare antiche tradizioni e conoscenze agricole in un territorio che, sempre più, si sta vincolando al mondo degli impianti sciistici.
E’ un’idea molto interessante! Che cosa significa il nome “Elbec”?
In veneto “El Bec” significa il maschio della pecora o anche lo stambecco, ma può voler dire “becca” intesa come vetta.
Quale parola più azzeccata per il nostro piccolo brand?
Giusto! Sul vostro sito leggo di “manifattura diffusa”, in che cosa consiste?
Come ti dicevo, non siamo noi in prima persona a produrre la lana. Ci affidiamo per la maggior parte ad allevatori abruzzesi che allevano i loro greggi allo stato brado.
La lana, di altissima qualità viene filata, cardata e tinta a Biella per poi essere distribuita alle signore che, qui in valle, andranno a lavorarla.
Ci teniamo molto alla componente sociale/etica del nostro brand, che permette di dare un complemento di reddito nei periodi morti.
Certo, sarebbe un sogno poter avere l’intera filiera sul nostro territorio, ma non è così semplice trovare persone e realtà interessate ad un progetto così anticonvenzionale.
Potete approfondire il tema “manifattura diffusa” qui!
A proposito di territorio e terre alte, credi che la montagna sia più un limite o un’opportunità?
Credo che la montagna abbia tanto potenziale, forse è anche per questo che, con la mia famiglia ci siamo trasferiti in quota. Che lo si voglia o no la montagna è attrattiva, suscita interesse e quindi nuove possibilità e con il cambiamento climatico e le nuove tecnologie di sicuro è diventata un luogo più vivibile. Ti immagini riqualificare tutti quei villaggi abbandonati da decenni? Potrebbe essere il paradiso di chi lavora da remoto!
Anche il concetto di sostenibilità è molto importante per voi, giusto? Perché?
La domanda dovrebbe essere, perché c’è ancora bisogno di parlare di sostenibilità?
Voglio dire, a mio parere è un concetto fondamentale che riguarda tutti e che non dovrebbe essere relegato ad un gruppo di “attivisti fissati”.
Invece ormai la sostenibilità è diventata una moda, una narrazione a fini di marketing. Il greenwashing è ovunque e questo penalizza chi ci crede veramente. A volte è proprio nauseante.
Per quanto mi riguarda il ragionamento va fatto su tutta la filiera di produzione con un occhio particolare alla prossimità. La vera sfida è ri-localizzare e andare a ricreare quelle filiere ormai distrutte dalla globalizzazione, ma non è semplice perché il mondo di oggi è impostato per “i grandi” e per boicottare “i piccoli”… modello capitalista e sostenibilità sono due concetti all’opposto!
Ti faccio un’ultima domanda… Qual è il ruolo della montagna il tuo progetto?
La montagna ha un ruolo fondamentale, un punto di partenza, di confronto e di unione anche se può facilmente trasformarsi in un’etichetta da portarsi dietro, cosa non sempre positiva. Ti faccio un esempio pratico: i nostri prodotti sono interessanti anche per il mondo nautico, dove le condizioni sono paradossalmente simili a quelle della montagna… Ma “cosa vuoi saperne tu montanaro di mare?”.
Forse è un po’ strano, ma io vedo la montagna non tanto come luogo fisico quanto come luogo della mente, un posto in cui confrontarsi con la natura e con il proprio limite, qualunque esso sia. Poco importa se si tratta di acqua, sabbia o ghiaccio.

Vi lascio qui il sito dove potete curiosare tutti i loro prodotti i loro profili social!
Qui invece trovate il primo e il secondo episodio delle interviste “A’ la montagna” se non le avete ancora lette!
