
COSA FARE
DA ARNAD A
CHALLAND SAINT VICTOR
A PIEDI,
TUTTO PER UN BEL TÈ.
In tempi di Covid, ecco le montagne di casa diventare il terreno perfetto per qualche nuova avventura.
– Hey, ti va di fare un giro sabato? È’ un po’ una ravanata… Più o meno è iniziato tutto così, un messaggio mentre preparavo cena. Nathalie aveva già tutto in mente da un po’, aspettava solo il momento giusto.
L’idea era piuttosto semplice: partire da casa sua ad Arnad per arrivare su in baita a Provèche (Challand Saint Victor), lungo i sentieri una volta percorsi dai montanari e dalle loro mandrie. Nulla di troppo complicato insomma, se non che molti di questi antichi sentieri ormai non esistono più.
La sera prima, mentre preparavo lo zaino pensavo a nonna, sarebbe stata entusiasta di ascoltare i racconti della nostra giornata, lei che in quel vallone ha trascorso tutta l’infanzia.
Da Arnad a Challand Saint Victor a piedi, ravanate in tempi di Covid.
Sabato mattina, alle 8, ci ritroviamo al piazzale. Fa freddino, d’altronde siamo solo a Marzo. La notte scorsa più in alto ha nevicato qualche dita, ma noi siamo fiduciose, al nostro arrivo la neve sarà già tutta sciolta.
Attraversiamo il paese, imbocchiamo il sentiero ed iniziamo subito a salire.
Ripido, ma almeno ci scaldiamo. Nathalie mi spiega come secondo lei questo sia il periodo migliore per la nostra piccola traversata perché in estate il sottobosco si riempie di ortiche e arbusti vari.
Tra chiacchere e risate arrivano i primi raggi di sole e con loro il bosco lascia spazio a prati e piccoli gruppi di case. È la prima volta che salgo alle traverse, i villaggi della collina di Arnad. Mi stupisce sempre trovare luoghi di cui quasi non immagini l’esistenza passando dalla statale. Un signore sta lavorando nell’orto. Appena riconosce la mia amica, Roberto, corre a prepararci il caffè, così ne approfittiamo per una piccola pausa. Aspettando il gorgoglio della caffettiera, chiacchieriamo del più e del meno, loro in patois di Arnad, io nel il mio, simile ma non uguale. Adoro questi piccoli momenti di convivialità che ancora esistono in montagna, ormai siamo sempre tutti di corsa e la frenesia delle nostre vite non lascia spazio alla semplicità di questi gesti.
Ringraziamo e ripartiamo ma non prima di aver bevuto un cichèt di genepy, perché ci serve energia, s’intende!



Continuiamo a salire per le traverse, il cinguettio degli uccelli è interrotto di tanto in tanto da qualche motosega o dall’abbaiare di un cane. Non sembra, ma c’è una certa vita quassù.
Arriviamo all’Alpe La Seura e decidiamo di fermarci a mangiare la nostra boconà al sole, prima di scollinare. Siamo a 1500 mt e all’ombra c’è ancora un po’ di neve su cui si vedono varie impronte di animali selvatici. Qui una lepre, più avanti un capriolo e una volpe. Quelle grandi invece potrebbero essere proprio del lupo. C’è una pace assoluta, interrotta soltanto dalle nostre risate. Pranziamo al riparo dal vento, godendoci lo spettacolo delle montagne davanti a noi, imbiancate dalla nevicata di ieri e binocolando qua e là, in cerca di future avventure.



Quando ripartiamo, ci rendiamo subito conto di come la nostra teoria del “tanto la neve sarà tutta sciolta” si sia rivelata, in realtà, piuttosto sbagliata. La neve è ancora tutta lì. Avete voluto la ravanata? Ora ravanate allora…
Poco male, ci imbacucchiamo e iniziamo a scendere nel bosco di conifere. In un attimo rieccoci in pieno inverno e all’ombra. Seguiamo quella che sembra essere una traccia e senza troppi intoppi arriviamo su un cucuzzolo con due case ristrutturare non molto tempo fa ma completamente isolate. Per fortuna c’è di nuovo un po’ di sole. Si vede la nostra destinazione, in fondo al vallone.
Da qui in poi il sentiero non esiste più. Bisogna arrivare a Molleyes mantenendo più o meno la stessa quota. Il che si traduce in un sali e scendi continuo nel bosco, ora di latifoglie perché a quota più bassa, condito con qualche (ok, ammetto, molti) “guarda lì c’è il sentiero… ah no cavolo”, un po’ di rami scavalcati, calze che si improvvisano guanti perfetti e ovviamente tante risate.
Arriviamo a Molleyes dove troviamo Candido, il papà di Nathalie, che ci è venuto incontro, probabilmente dopo aver pensato qualcosa come “si saranno di sicuro cacciate in qualche guaio, quelle due”. Percorriamo l’ultimo tratto assieme, lui davanti, poi Nathalie ed io.
Qui il sentiero si vede bene, anche se ricoperto di neve e un po’ di ghiaccio. Ripenso ai racconti di mia nonna, a lei faceva paura percorrere questo pezzetto di strada sopra il torrente.
Sì, ok, forse a lei taglierò questa piccola parte della giornata.
Il torrente ci separa dall’ultimo tratto in salita, finalmente al sole e senza neve. Lo attraversiamo e poco dopo siamo a Provèche.
Seduta davanti ad una bella tazza di tè, con i piedi davanti alla stufa, ascolto la legna scoppiettare. Mi giro ed osservo la mia amica. Ha l’aria soddisfatta. Sorrido, sono felice anche io.
Andare a bere un tè in baita, ravanata edition.
Missione compiuta.



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