Ghiacciaio in Valle d'Aosta

COSA FARE

COS’È UN GHIACCIAIO?

Che cos’è un ghiacciaio? Com’è fatto?

Come si origina quella massa bianca che siamo abituati a vedere in cima alle montagne quando apriamo la finestra di casa, durante un’escursione in estate o puntando lo sguardo in lontananza mentre guidiamo in autostrada?

Insomma, li sentiamo spesso nominare, nei discorsi sui cambiamenti climatici, a seguito di imprese sportive o ahimè di tragedie… Ma cosa ne sappiamo noi, di questi ghiacciai?

Questo è un piccolo approfondimento che ha come scopo quello di far conoscere un po’ meglio questi giganti che da sempre incutono tanto timore quanta curiosità e reverenza.

Che cos’è un ghiacciaio? Di ghiacciai e del loro legame con la Valle d’Aosta.

Ghiaccio, piccola definizione

“Un ghiacciaio è una grande massa di ghiaccio naturale derivante dalla trasformazione della neve e dotato di movimento che trasferisce massa da una zona di guadagno/accumulo a una di perdita/ablazione”.

(da “Valle d’Aosta figlia dei ghiacci”, Musumeci Editore, Illustrated edizione 2006)

Come si forma un ghiacciaio.

Un ghiacciaio nasce a partire da ripetute nevicate abbondanti che si ripetono per più anni.

Infatti, quando le nevicate invernali sono consistenti, la neve supera la successiva stagione estiva e, anno dopo anno, grazie ai cicli di fusione e rigelo e alla pressione dei vari strati che vanno ad accumularsi, si trasforma da neve piena d’aria in nevato (firn) e poi in ghiaccio.

Nel momento in cui lo spessore diventa sufficiente in base alla pendenza del terreno sottostante, la massa di ghiaccio inizia a scivolare lentamente verso valle, dove le temperature più elevate lo trasformano in acqua dando origine ad un torrente glaciale.

La velocità di scivolamento non è uniforme ma varia in base al substrato. La parte centrale, più spessa e lontana dalle pareti scivola poi più in fretta. Allo stesso modo, la velocità è maggiore in caso di presenza di acqua di fusione alla base.

Il flusso di ghiaccio, erodendo il letto sottostante, porta con sé anche detriti rocciosi, trasportandoli ed accumulandoli al fronte e sui fianchi, formando così le morene.

La trasformazione di neve in ghiaccio avviene in tempi diversi nei ghiacciai temperati (come quelli alpini) rispetto ai ghiacciai freddi (come quelli dell’Antartide). La temperatura sempre prossima allo 0 e la possibile presenza di acqua di fusione ne accelerano infatti il processo.

I diversi tipi di ghiacciaio

I “nostri” ghiacciai alpini possono assumere diverse forme in base alla morfologia del terreno sottostante (come conche, canaloni, versanti..).

Proprio a partire da queste forme si possono definire diversi tipi di ghiacciaio come:

  • i ghiacciai vallivi caratterizzati da una lingua di ghiaccio che fluisce evidente lungo una valle dai versanti definiti.
  • i ghiacciai di circo, privi di lingua, occupano una conca.
  • i glacionevati, di piccole dimensioni e prive di un evidenti segni di movimento (ad esempio i crepacci). Rappresentano di solito la fase embrionale o terminale di un ghiacciaio.

Struttura di un ghiacciaio

In ogni ghiacciaio si distingue una zona di accumulo e una di ablazione.

La prima, posta a monte, è la zona che alimenta il ghiacciaio e in cui la neve caduta in inverno si conserva durante la stagione estiva. La seconda invece, posta a valle è la zona di perdita del ghiacciaio sia per fusione che per eventuali crolli.

La zona di bilancio positivo è separata da quella a bilancio negativo dalla “linea di equilibrio” che corrisponde alla linea del nevato e per questo è generalmente riconoscibile (il ghiacciaio passa dal bianco del nevato all’essere vitreo, nerastro e spesso sporco di detriti)

L’equilibrio del ghiacciaio

Qualsiasi ghiacciaio può esistere finché esiste un equilibrio tra la quantità di materiale che si accumula e la quantità di materiale fusa a valle. Questo equilibrio prende il nome di Bilancio di Massa Glaciale e dipende essenzialmente dall’equilibrio tra le precipitazioni invernali e le temperature estive.

Quello che sta accadendo negli ultimi anni è che, a causa delle poche precipitazioni invernali e delle temperature estive sempre più elevate, questo equilibrio viene meno: la massa sciolta è superiore a quella accumulata, determinando un cosiddetto ritiro dei ghiacciai, anche di diversi metri l’anno. Inoltre, le alte temperature e la conseguente presenza di acqua di fusione, favoriscono crolli e distacchi di seracchi, già di per sé imprevedibili di natura.

Come ci appare un ghiacciaio

Per capire che cos’è un ghiacciaio, immaginiamo di percorrerlo durante una gita, magari dopo una bella colazione in rifugio.

Non appena metteremo i ramponi, ci ritroveremo a camminare su ghiaccio vivo, vetroso, forse ricoperto di detriti. Questo perché ci troviamo nella zona di ablazione del ghiacciaio, la zona di perdita.

Non a caso si potrebbero trovare lungo il cammino (soprattutto nelle ore più calde) piccoli corsi d’acqua superficiale, detti bédières o torrenti d’acqua epiglaciale, che possono precipitare nei meandri del ghiacciaio attraverso i cosiddetti mulini, dare vita a veri e propri torrenti (qualora arrivino in fondo al ghiacciaio) o addirittura creare laghetti effimeri.

Spesso poi, in questa zona di ghiacciaio si possono notare forme particolari come i funghi che si creano a seguito della diversa velocità di fusione del ghiaccio vivo e di quello ricoperto da detriti (ablazione differenziata).

Crepacci, seracchi e ogive

Continuando a salire, potrebbero apparire i primi crepacci e i seracchi.

I crepacci sono fratture dalle dimensioni variabili (ma che possono raggiungere anche decine di metri di profondità) che interessano lo stato superficiale del ghiacciaio.

Essi si aprono perpendicolarmente alla direzione delle tensioni e sono l’effetto del flusso interno del ghiaccio e dell’adattamento del ghiaccio alla morfologia del terreno sottostante. Tendono a chiudersi in profondità per via della maggiore pressione.

Le interruzioni dei crepacci, che ne permettono l’attraversamento, prendono il nome di ponti.

I seracchi si formano invece a seguito di un repentino salto di livello del letto del ghiacciaio quando la colata si spezza e i crepacci si allargano fino a formare blocchi di ghiaccio isolati. Sono spesso soggetti a crolli improvvisi, specie nelle ore più calde della giornata.

Le ogive sono bande arcuate formate dall’alternanza di bande di ghiaccio pulito e di bande coperte da detriti.

Zona di accumulo

Ad un certo punto, superata la linea del nevato, si inizierà a camminare sullo strato di neve/nevato rimasto dall’inverno precedente. E’ proprio questo strato, che ricopre il ghiaccio sottostante e che tende ad aumentare di spessore con la quota, ad alimentare il ghiacciaio. Qui, i crepacci sono coperti o poco visibili (quindi più pericolosi).

Giunti quasi in cima ecco il crepaccio terminale, un particolare crepaccio che si forma nella parte in alto del ghiacciaio, proprio dove il ghiacciaio in movimento si stacca dal pendio della montagna. In inverno viene spesso riempito dalla neve ma al contrario in tarda estate può rimanere scoperto rappresentando un possibile ostacolo per la salita.

Ghiacciai neri e morene

Nell’ ecosistema del ghiacciaio non è solo il ghiaccio a fluire verso valle. Infatti, come su un nastro trasportatore, vengono portati a valle anche detriti, che si accumulano formando le morene. In base alla loro posizione, prendono il nome di frontali o laterali.

I detriti possono anche essere portati in superfice e andare a ricoprire gran parte del ghiaccio del bacino di ablazione, dando vita ai ghiacciai neri, come quello del Miage, nel gruppo del Bianco

Ghiacciai e Valle d’Aosta, un legame millennale.

In principio tutto era ghiaccio.

Durante i periodi glaciali del Pleistocene infatti, la Valle d’Aosta era interamente ricoperta dal Ghiacciaio Balteo, che si estendeva fino ad Ivrea e il cui spessore superava i 1000m.

E’ proprio il movimento del ghiacciaio e delle sue lingue che ha eroso e modellato il territorio dando origine alla Valle d’Aosta come la conosciamo oggi.

Con l’aumentare delle temperature nel corso dei millenni, il ghiacciaio andò via via ritirandosi scoprendo le tipiche valli a U, caratterizzate da fianchi ripidi e da un fondo piatto spesso percorso da un torrente.

Questo permise i primi insediamenti umani, dapprima sui versanti, dove il ghiacciaio aveva già perso spessore, poi a fondo valle.

I ghiacciai oggi

A oggi, del grande ghiacciaio Baltico rimangono circa 200 lembi, molti dei quali in grande difficoltà per via dei cambiamenti climatici.

Nonostante ciò, e nonostante la sua piccola superficie, la Valle d’Aosta ospita circa un terzo della copertura glaciale di tutte le Alpi. Questo è reso possibile da una serie di fattori combinati tra di loro.

Primo fra tutti l’alta altimetria del territorio (la cui media è di 2100m s.l.m.) che fa sì che la maggior parte dei ghiacciai si trovi su rilievi che sfiorano i 4000m.

Inoltre, la zona Ovest della Valle d’Aosta (quella del Monte Bianco fino alle Valli di Rhemes, per intenderci) è frequentemente battuta dalle correnti che arrivano dall’oceano Atlantico e che danno origine a perturbazioni, quindi ad accumuli di neve importanti.

Infine, l’esposizione prevalentemente a Nord delle Alpi Graie permette una radiazione solare limitata.

L’importanza dei valichi

In una regione totalmente contornata dalle montagne più alte d’Europa, i valichi alpini, creati anch’essi dal lavoro dei ghiacciai pleistocenici, hanno sempre avuto una grande importanza, tanto che, sui due valichi più grandi (Il colle del Grande e quello del Piccolo San Bernardo) sono state ritrovate tracce di passaggi risalenti alla Preistoria.

Non soltanto, molti altri colli più piccoli e oggi meno cosciuti, sono stati utilizzati nella storia per passare da un versante all’altro delle montagne rappresentando veri e propri punti fondamentali per la comunicazione e il commercio tra diverse aree geografiche.

Infatti, al contrario dei monti e dei ghiacciai, che prima dell’avvento dell’alpinismo nel 1800 non avevano quasi mai un nome poiché venivano guardati solo da lontano, con questo misto di timore e reverenza, i valichi sono da sempre stati designati con diversi termini francoprovenzali, come Fenetre, Forclaz, Fourca, Portola…

Molti colli sono stati praticabili nel corso della storia a causa di variazioni della temperatura, che provocava il ritiro dei ghiacci oltre che permettere la crescita di vegetazione a quote più elevate.

Ne è un esempio la “Krämerthal” la via dei mercanti che tra il 1200 e il 1600 si snodava tra le alti Val d’Ayas e di Gressoney e che metteva in contatto la pianura Padana con il centro Europa attraverso il Colle del Teodulo (zona attualmente di interesse sciistico ai piedi del Cervino).

Una dipendenza diretta dai ghiacciai

Lo sviluppo socio economico della Valle d’Aosta dipende da sempre dall’attività dei suoi ghiacciai.

Epoche più calde, come quella romana e quella medioevale hanno segnato momenti di grande ricchezza grazie alle vie di comunicazione transalpine. Basti pensare che la città di Aosta fu costruita proprio a guardia dei valichi e che, durante il Medioevo, alcune famiglie nobili valdostane avevano possedimenti nel vicino vallese.

Epoche più fredde hanno invece segnato secoli di povertà, isolamento e autosussistenza vista l’impraticabilità de valichi e la perdita di terreni coltivabili. Ne è un esempio il periodo tra il 1550 e il 1850, chiamato “Piccola Glaciazione”.

A partire dal 1850 è iniziato il periodo di progressivo riscaldamento climatico in cui ci troviamo tutt’ora.

Il riscaldamento però non è stato lineare. Gli scienziati hanno individuato undici fasi di espansione e ritiro, dove nessuna delle espansioni ha mai raggiunto i livelli della Piccola Era Glaciale e dove quasi sempre, ogni nuova espansione è minore della precedente.

Come tutti sappiamo, negli ultimi decenni poi, all’alternanza ciclica di queste fasi sono subentrati gli effetti dell’azione antropica, che hanno così accelerato i ritmi di ritiro.

Fonti: Valle d’Aosta figlia dei ghiacci”, Musumeci Editore, Illustrated edizione 2006), https://www.caibozzolo.it/Icone/Materiale%20Didattico/Corso%20di%20Alpinismo%202014/Morfologia%20dei%20ghiacciai%20A1_2014.pdf, https://www.aiig.it/wp-content/uploads/2018/12/52Convegno_II.pdf,https://www.lovevda.it/de/datenbank/10/historische-gedenktage/champoluc-ayas-antagnod/strada-medioevale-val-d-ayas-kraemerthal/421


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