
COSA FARE
À LA MONTAGNE –
CECILIA MERCADANTE,
UN’ESTATE AL RIFUGIO MEZZALAMA.
À LA MONTAGNE
episodio 3.
“À la montagne” è una piccola rubrica con lo scopo di raccontare storie di gente di montagna sparsa per le Alpi. Nascosti in qualche baita, dispersi tra i sentieri in mezzo ai boschi o in giro nella neve fresca… C’è ancora chi ha scelto di mettere la montagna al centro della propria vita.
Oggi è la volta di Cecilia, che è nata in Puglia ma che ha ritrovato se stessa proprio tra i monti.
Cecilia Mercadante, un’estate al rifugio Mezzalama

Non ho ancora avuto il piacere di bermi un caffè assieme a Cecilia in uno dei tanti baretti di Ayas. Non fraintendete, ci abbiamo provato, anche più di una volta, ma non è mai andata secondo i piani.
Così abbiamo optato per una bella chiacchierata online, io in Valle d’Aosta, lei in Puglia ed ecco che finalmente ho avuto modo di conoscerla…
Ciao Cecilia, mi racconti un po’ chi sei e da dove vieni?
Ciao Martina! Con piacere! Sono Cecilia, sono nata in Puglia ma mi sono presto trasferita a Milano per lavoro, non lo nego, rispetto al Sud la scelta è più ampia e la paga migliore.
La mia idea, in origine, era quella di lavorare per un po’, risparmiare e partire in Australia per un Gap Year, alla fine però sono rimasta lì per 5 anni. Un periodo lungo che mi ha permesso di crescere, ma che mi ha reso spesso sola. Complici alcune brutte cose successe e un periodo di depressione ho finalmente realizzato che non ce la facevo più, non ero più felice, non mi riconoscevo allo specchio… Così ho detto basta, mi sono licenziata e sono tornata a casa, in Puglia.
Dovevo dare una svolta alla mia vita e ho iniziato a fare i miei primi cammini scoprendo così la vita a contatto con la natura e capendo che in quei momenti ero finalmente me stessa. La montagna è arrivata poco dopo, sotto forma di proposta di lavoro a Champoluc, in Valle d’Aosta. Manco a dirlo, è stato amore a prima vista.
Come hai vissuto il tuo primo approccio con una terra così diversa dalla tua?
Durante questa prima stagione a Champoluc ho occupato ogni momento libero camminando tra i boschi e facendo escursioni qua e là. Ho scoperto un modo di camminare diverso da quello che conoscevo, un mondo in verticale e mi sono innamorata, così, un colpo di fulmine.
L’unico problema che si è posto, per così dire, è stato cosa fare d’inverno. Non sono una grande amante di questa stagione… Il silenzio, l’assenza di colori … mi destabilizzano!
La scorsa estate hai lavorato al Rifugio Mezzalama, giusto? Come ci sei finita lassù?
Tu ci credi nel karma? L’idea di lavorare in un rifugio in montagna era un sogno, come quando ti dici tra te e te “ma ci pensi a come sarebbe ….?”
In uno dei miei giorni liberi ho fatto un’escursione al lago blu e mi sono spinta fino al rifugio, ma non ci sono nemmeno entrata! Sulla via del ritorno ho condiviso un pezzo di strada con un signore che poi si è rivelato essere il gestore e così parlando gli ho confessato che la “vita da rifugio” mi attirava parecchio. Ci siamo scambiati i contatti.
Quando poi mi ha ricontattata ho subito accettato anche se un po’ preoccupata, sia perché il lavoro in un ambito diverso sia per l’idea di vivere in alta montagna cosa che, come dici tu, è ben diversa da quello a cui ero abituata. Sentivo però un forte richiamo e ho deciso di seguirlo.
Come trascorrevano le tue giornate? Di cosa ti occupavi?
Le giornate in rifugio passavano tranquille una dopo l’altra. Al Mezzalama siamo solo in due, per questo ogni giorno mi occupavo di molte cose diverse. Mentre la mia collega stava in cucina, a me toccava preparare le camere, fare le pulizie e servire i clienti. Ovviamente ci si dava una mano al bisogno.
I pochi momenti di pausa li passavamo al sole, ammirando le montagne attorno a noi, gli stambecchi che venivano a farci visita e a chiacchierare con chi arrivava.
Lassù basta poco per essere felici. Sai di cosa parlo, giusto?
Eh sì, ho ben presente! Chiacchierando tra rifugiste… La vita in rifugio si è rivelata come te l’aspettavi?
Sono sincera, sono partita al rifugio Mezzalama senza sapere cosa aspettarmi. Rispetto alla vaga idea che che mi ero fatta, però, è stato molto più bello. Un’esperienza forte e intensa. Certo, il lavoro è tanto, lo sai, ma il legame che si è creato con la gente di passaggio e con la mia collega è stato qualcosa che mai avrei potuto immaginare.
Se ti chiedessi qual’è stata la cosa più bella della tua esperienza?
Due cose: la diversa percezione del lavoro e la gente. Ti spiego meglio…
Pur lavorando praticamente h24 la sera, quando andavo a dormire, non mi sentivo affatto come quando facevo stagioni in città. Ero sì stanca ma il lavoro è più vario e poi davvero, bastava una pausa sigaretta per ritrovarsi davanti a una vista mozzafiato.
Dopo tanto tempo mi sono di nuovo sentita una persona, non una ragazza a caso che porta piatti. Chi arrivava era curioso di sapere chi sei, qual è la tua storia e cosa ci fai lassù, così spesso rimanevo delle mezzore a chiacchierare e a scambiare sorrisi. Beh, non ero più abituata a tanta gentilezza!
E -domanda difficile- la cosa più brutta?
Ehm… lavare i vestiti a mano? Scherzi a parte, è stata un’esperienza così positiva che anche le cose per così dire negative, come la mole di lavoro, non mi pesavano affatto.
Qual’è il ruolo della montagna nella tua vita?
Beh, per me la montagna è stata rinascita. Ho ritrovato me stessa, ho imparato a vedere il mondo con occhi nuovi. Ho scoperto che l’amore è ovunque: nei fiori, negli alberi, nelle foglie scosse dal vento. Mi sento come abbracciata di continuo e ho smesso di sentirmi sola. La montagna, un’insegnante di vita.
Che belle parole! Concludo con un’ultima domanda: hai fatto delle scelte coraggiose e non ordinarie. In un mondo che ci vuole tutti omologati, qual è l’importanza di seguire il proprio sentiero?
Non è affatto facile decidere di andare contro tutti. Società, genitori, modelli dentro i quali siamo cresciuti. Ci hanno insegnato a cercare un lavoro a tempo indeterminato, a cercare sicurezza, ma non ci hanno insegnato a fare ciò che ci fa stare bene… eppure è una cosa fondamentale!
Riesci a seguire il tuo sentiero se prima impari ad ascoltare e ad amare te stesso e riesci prima se inizi a fregartene di ciò che pensano gli altri.
A volte mi ricapita di rientrare nel loop, quando per un po’ torno a vivere vecchi stili

Potete leggere le avventure di Cecilia sul suo blog o sui suoi profili social!
Qui invece trovate il primo episodio di “A’ la montagne” se non lo avete ancora letto!
